...Cine-Betty...

 

 

Da pazze maniache che vedono Betty in ogni dove, oltre che appassionate cinefile, non potevamo non accorgerci che i temi trattati nella nostra telenovelas preferita sono presenti in tanti altri film.

 

A chi non è mai capitato di vedere una storia, da quelle più strappalacrime alle fresche commedie, che parli di una ragazza un po’ trascurata che riesce a riscoprirsi bellissima? E magari grazie all’aiuto di un uomo apparentemente inflessibile, ma dal cuore tenero come una mousse al cioccolato?

 

Finora i film raccolti sono solo quattro, ma vi promettiamo aggiornamenti continui… come se per noi fosse una fatica guardare film!

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CENERENTOLA A PARIGI (1956)

Cenerentola a Parigi, Funny face è il titolo originale, rappresenta forse il film pioniere per questo genere di tematica.

Raccontando la nascita di una emozionante storia d’amore, il film ha l’intento di rivelare come una timida bibliotecaria riesca a uscire dal guscio e scoprirsi donna, grazie al dolce aiuto di un famoso fotografo di riviste di moda.

Al suono dello slogan “La moda per le donne che non si interessano di moda”, Jo, notata durante un backstage nella biblioteca dove lavora, viene scelta per portare un po’ di freschezza e di novità nel mondo del “ben vestire”.

Naturalmente la ragazza, il cui unico interesse sono la filosofia e i libri ingialliti, non dimostra molta gioia al pensiero di prestarsi a questo mondo. L’unica persona che sembra farla desistere è l’affascinante fotografo della rivista, che la convince grazie alla promessa di portarla per il servizio fotografico a Parigi, città che la protagonista adora.

I due iniziano così una convivenza che ben presto li porterà a innamorarsi l’uno dell’altra: da un canto Jo, sentendosi finalmente apprezzata e ammirata da un uomo tanto intrigante, riuscirà a tirar fuori la sua vera bellezza; mentre Dick rimarrà letteralmente conquistato dalla dolcezza e dalla semplicità dell’ex bibliotecaria.

 

 

Un film adorabile come questo non poteva non meritare da parte nostra una menzione. Al contrario di molte altre pellicole, dove non si capisce da quale dove nasca il sentimento dei due protagonisti, Fanny Face riesce, con incredibile leggerezza e freschezza, a fare immedesimare nella storia chiunque la guardi. Sebbene il film duri poco più di un’ora, anche lo spettatore rimane ammaliato dal fascino di Dick (quale donna non vorrebbe sentirsi dedicare una canzone come Funny Face?) e rapiti e divertiti dalla spensieratezza e spontaneità di Jo, in cui ognuna di noi, anche un secolo dopo, riesce a rivedersi.

 

 

 

MY FAIR LADY (1964)

Per la serie “Quando il cinema sfornava capolavori”, l’anno successivo a Funny Face esce nelle sale cinematografiche My Fair Lady, una vera e propria pietra miliare nell’arte della cinepresa.

Questa volta però non ci troviamo di fronte ad una bibliotecaria introversa oppure ad una segretaria occhialuta, ma la protagonista è una rozza e ignorante fioraia dall’orribile calata dialettale (per chi non avesse visto il film è un po’ come trovarsi davanti a una pesciarola napoletana).

Colpito, o meglio, inorridito dal pessimo accento della ragazza, il Professor Higgins, un misogino esperto di fonetica, fa una scommessa con l’amico Pickering: riuscire in sei mesi ad insegnare alla ragazza un inglese perfetto e dei modi da vera signora.

All’inizio il compito sembra molto arduo, anche per via della scarsa volontà di Eliza, tanto è vero che in una canzone (il film è un musical) l’ex fioraia sogna la fucilazione del suo professore.

Ma alla fine le ostiche lezioni sortiscono l’effetto sperato: Eliza, convintasi dell’importanza e della forza della cultura, riesce dopo molti sforzi a diventare una dama di classe e fare il suo ingresso in società.

La “bella favola” di Eliza ci sorprende con un colpo di scena: la fioraia, che ormai da tempo nutriva dei forti sentimenti per il professore, capisce di essere stata solo una scommessa. Umiliata e offesa decide di scappare da casa.

Naturalmente un tipo per niente romantico e sentimentale come Higgins difficilmente riuscirà a realizzare di essersi innamorato, ma alla fine dovrà arrendersi all’idea di “non riuscire a stare senza lei”.

La scena finale è una delle più famose della storia del cinema: Higgins entra in casa, dove c’è ad aspettarlo Eliza, con un’aria triste è sconsolata; accortosi, però, della presenza della ragazza, rincuorato le dice “Eliza, dove sono le mie pantofole?”.

 

 

IL DIAVOLO VESTE PRADA (2006)

Mai il mondo frenetico della moda è stato scandagliato in maniera così pungente!!! Sarà proprio grazie a questo set che prenderà vita lo s cenario di "Ugly Betty"...

Andy Sachs (Anne Hathaway) è una neo-laureata con un curriculum degno di nota (e un ragazzo mozzafiato innamoratissimo di lei e suo compagno... qui la sfiga in amore non c'entra nulla!!!) che sogna di fare la giornalista; ben presto la giovane si troverà ad occupare una scrivania che, seppure molto importante ed ambita (che le consentirebbe con uno stage di un anno di poter lavorare con qualunque grande giornale) concerne il lavoro della moda, cui Andy non si è mai interessata, prediligendo le profonde indagini agli articoli sull'apparenza estetica. Il suo lavoro alla rivista "Runway", al servizio della famosa Miranda Priestley (Meryl Streep), nota come "il diavolo", la costringerà a dei veri e propri tour de force (esilarante la rincorsa al manoscritto dell'ultimo libro di J.K.Rowling per le figlie gemelle di Miranda!!!) , e ad avvicinarsi sempre più a un mondo a lei estraneo, fatto di abiti firmati, feste vip e viaggi a Parigi, dapprima intrigante, che non la risucchierà solo grazie alla sua caparbietà e all'aiuto di Nigel (Stanley Tucci), il collaboratore fotografo della temibile direttrice. Ma il contrasto tra la sua vita reale e la vita imposta dal lavoro, che costituisce la colonna vertebrale del film, continuerà a condizionarla.....fino alla inevitabile scelta finale....

 

COME TU MI VUOI (2007)

Prima di iniziare a commentare il film, è doveroso premettere che sia io che Valentina pensavamo sì di trovarci di fronte a un film leggero, ma che comunque avesse una morale di sottofondo (come in Un amore di testimone o Kung fu Panda).

Invece il risultato è stato veramente deludente: la storia, che solo in una visione molto larga poteva assomigliare quella della nostra eroina, sì è rivelata essere un misto di superficialità e trascuratezza, tanto da sembrare scritta da un branco di scimmie urlatrici o – peggio ancora – dal regista di Uomini e Donne.

La protagonista, Giada, non possiede neanche una delle caratteristiche significative di Betty (e neanche delle sue imitazioni, comprese quelle più trucide), ma è semplicemente un’accozzaglia di acidità e superbia (in una scena passa un’intera serata a squadrare il vestiario pariolino dei colleghi lamentandosi in modo qualunquistico del consumismo della società).

La sua “denuncia” alla società, però, non è altro che la raffigurazione del classico racconto della volpe e l’uva: appena una ragazza chic del gruppo deciderà  di dare a Giada un assaggio di vita mondana, questa si ritroverà a difenderlo “con le unghie e con i denti”, arrivando a dire menzogne e persino a rubare!

Tutto questo per tentare di conquistare il cuore di Riccardo (Nicolas Vaporidis… una garanzia insomma), il classico figlio di papà interessato solo ai festini e alle donne. Vi giuro che in quanto a personalità, caratterizzazione e interpretazione il personaggio non si avvicina neanche a Alvaro di Yo soy Bea o a Daniel di Ugly Betty (un confronto con Armando sarebbe troppo onore).

Il film si conclude in una grande presa in giro che lascia lo spettatore (quelli con un po’ di cervello per lo meno) basito e quanto mai schifato.

Senza la minima introspezione psicologia, Riccardo manda a quel paese il padre accusandolo di non averlo mai stimato (beh se sapevo di aver partorito un figlio che invece di studiare, si preoccupava di frequentare ragazze per ragioni stilnovistiche, frequentando sociologia con la media del 19… oltre che la stima, gli levavo anche gli attributi!).

Intanto Giada, dopo essere stata licenziata dal proprietario del ristorante (per ovvi motivi), decide di farsi assumere come assistente dal professore in cambio di soldi.

La ragazza si ritrova all’orale proprio Riccardo, che, sostenendo una brillante interrogazione, la umilia facendole capire quanto in basso sia caduta.

I due si riappacificano sul terrazzo della facoltà, l’ultimo dialogo è emblematico e ve lo riporto per intero:

Riccardo: Giada io ti amo, e ti rivorrei anche come prima!

Giada: Non esagerare adesso!

Beh… io non ho parole...